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Osservatorio BSR · proposta di ricerca

EPI — Epidemic Perturbation Index

Non misura il contagio. Misura quanto si pubblica, chi pubblica, e quando una fonte ufficiale smette di pubblicare.

Il deposito

La preregistrazione dell’indice è stata depositata l’8 ottobre 2026, prima che la raccolta cominciasse. È l’unico modo perché nessuno possa sostenere, fra due anni, che le soglie siano state scelte dopo aver visto i dati.

Preregistrazione EPI-0.3 (PDF, 8 pagine) →

Impronta SHA-256 del documento depositato
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Chiunque può scaricare il PDF, calcolarne l’impronta e confrontarla con quella pubblicata qui e nel Bollettino. Se coincide, il documento è quello depositato quel giorno e non è stato toccato.

Che cosa misura

L’impresa ha vissuto il 2020÷2022 come un’emergenza normativa prima che sanitaria: ciò che ha fermato gli stabilimenti non è stato il virus, sono state le misure. Non esiste però un indicatore che segua, giorno per giorno, quanto si muove l’apparato che quelle misure le produce, e quanto è leggibile la fonte che dovrebbe segnalarne la causa.

L’EPI misura tre grandezze distinte, per paese e per giorno, e non le somma.

Le tre si pubblicano affiancate. Un indice sanitario che dicesse «7,3» sarebbe la cosa che questo disegno esiste per impedire: chi legge deve vedere quale delle tre si è mossa, perché le tre cose non si somigliano affatto.

Che cosa l’EPI non dice

Questa sezione viene prima dell’aritmetica, non dopo, e accompagna ogni pubblicazione dell’indice.

Le misure che hanno aperto il cantiere

Sono osservazioni dell’8 ottobre 2026, eseguite prima del deposito. Hanno determinato il disegno e per questo non valgono come conferma di nulla: un disegno non si valida sui dati che l’hanno ispirato. Si pubblicano perché sono conteggi riproducibili, non valori dell’indice.

Il canale ufficiale si è spento durante la pandemia

Gli avvisi di focolaio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità — il canale con cui il mondo apprende che da qualche parte sta succedendo qualcosa — sono stati 38 nel 2021, il minimo della serie 2010÷2026, contro i 206 del 2014. In quattro mesi distinti, uno solo.

La spiegazione non è misteriosa: il Covid-19 aveva canali propri, e il resto del mondo infettivo è scivolato fuori dal radar pubblico. Ma per un indice di perturbazione è un fatto di primo ordine, perché mostra che la banda della stampa e quella degli atti si muovono in direzioni opposte proprio quando conta di più. Lo scarto fra le due è la grandezza interessante — ed è la ragione misurata, non argomentata, per cui le bande non si fondono.

Su un caso aperto, il canale è vuoto

Il 2 ottobre 2026 una tecnica di laboratorio di un istituto antipeste siberiano è morta di polmonite grave; l’agenzia sanitaria federale ha dichiarato «polmonite di causa ignota»; la peste è rimasta un’ipotesi di stampa, mai confermata.

Interrogando l’archivio completo degli avvisi di focolaio: zero voci sulla peste dopo il 1º ottobre 2021, zero sulla Russia dopo il 26 febbraio 2021, zero che nominino quella regione, in nessun momento. Fra il 1º settembre e l’8 ottobre 2026 sono usciti due avvisi, entrambi su Ebola nella Repubblica Democratica del Congo.

Lo zero non prova che qualcuno nasconda. Un avviso esce quando uno Stato notifica e l’Organizzazione decide di pubblicare: zero significa «nessuna notifica» oppure «nessuna pubblicazione», e il canale pubblico non distingue le due cose. È esattamente il fatto strutturale che l’indice misura.

L’opacità ha anche uno strato tecnico

Sondati, uno per uno, i 99 sottodomini regionali dell’agenzia sanitaria russa: una sola fonte leggibile, tre che rispondono senza pubblicare, ventidue che rispondono con una catena di certificazione non verificabile dal nostro deposito di fiducia, cinquanta in timeout, quattordici il cui nome non si risolve.

Quei ventidue non sono spenti: stanno pubblicando, per chi riconosce quella radice. Da qui una conclusione che riguarda il disegno dell’indice prima che la tecnica: l’opacità non è una proprietà della fonte, è una relazione fra la fonte e chi guarda — e un indice che la misura deve dichiarare da dove guarda, esattamente come dichiara la data.

Il calendario, dichiarato in anticipo

quandoche cosa
giorno del depositocomincia la raccolta, insieme al pannello di controllo
giorni 1÷30finestra di calibrazione, esclusa da ogni verifica confermativa; le prime due settimane senza alcuna pubblicazione
giorno 31le soglie si congelano e si pubblicano
3 mesiverifica tecnica: copertura, categorie di lettura, stabilità
12 mesiprova contro il pannello di controllo; lettura solo descrittiva
24 mesianalisi confermativa e secondo deposito, con i risultati

Fra il giorno 31 e i ventiquattro mesi non si guardano le correlazioni, e il fatto che non si guardino è parte del disegno.

Come è costruito

Il calcolo è aritmetica deterministica su conteggi: stessi ingressi, stesso risultato, oggi e fra due anni. Nessun modello linguistico entra nel metro: il programma che legge può scrivere la prosa di un bollettino, non può toccare una cifra, e il codice non ha una strada per aggirare la separazione.

Dell’indice si archivia il fatto — i conteggi e l’esito di ogni lettura — e si deriva il modello in lettura. Di ogni fonte si conservano soltanto i metadati: titolo, dominio, lingua, data, collegamento. Mai il testo altrui.

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